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POSIZIONE PSICOANALITICA CONTRO IL DOGMATISMO APPLICATO AL L’AUTISMO

mercoledì 29 giugno 2022

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Alcuni detrattori della psicoanalisi, che influenzano le agenzie governative e a cui la stampa accorda una buona accoglienza, riportano ripetutamente delle menzogne sulla cura psicoanalitica delle persone autistiche in Francia e sulla presunta scientificità delle terapie cognitivo- comportamentali (CBT). Sembra utile ricordare qui alcuni dati essenziali.

La causa dell’autismo rimane impossibile da cogliere. La sua stessa natura è ancora dibattuta. Non esiste una terapia genica o farmacologica. Eppure si afferma spesso che: “I disturbi dello spettro autistico hanno sempre una causa neurologica/biologica”.

Questa affermazione perentoria andrebbe attenuata: anche se la biologia gioca un ruolo causale nell’autismo, non può in alcun modo predire il futuro del soggetto autistico, poiché la sua evoluzione dipende da molteplici fattori. Inoltre, anche se gli studi sui gemelli monozigoti, uno dei quali è autistico, sembrano attestare una causalità genetica dell’autismo, non raggiungono mai un tasso di concordanza del 100%, il che lascia insoluta una parte importante dell’enigma. Secondo una recente meta-analisi, la corrispondenza può variare tra il 64 e il 91% (1). Inoltre, è accertato che l’ambiente di due gemelli monozigoti esercita una forte influenza sulla gravità del loro autismo (2) e che l’ambiente modifica l’espressione dei geni (3). Numerosi studi sulla genesi biologica dell’autismo portano oggi a una determinazione genetica eterogenea, poligenica e senza chiave genetica, che produce un accumulo di dati sparsi che nulla riesce ad assemblare (3). In breve, i dati scientifici attualmente disponibili portano alla conclusione che le cause dell’autismo non sono neurobiologiche, ma multifattoriali, e che lo sviluppo del soggetto autistico non è fissato nei geni. La persona autistica è un soggetto plastico per il quale la modalità di presa in carico influisce in modo decisivo sullo sviluppo. Il dibattito verte oggi sul modo in cui pensarlo, o sostenendo metodi che invitano a forgiare il soggetto autistico sul modello del suo educatore, oppure considerando che si tratta di stimolare le sue capacità di sviluppo. Le metodologie cognitivo-comportamentali optano per il primo approccio; le metodologie psicodinamiche più o meno ispirate alla psicoanalisi, quelle incentrati su metodologie di sviluppo e centrate sulle interazioni diadiche come la PACT (Pediatric Autisme Communication Therapy) scelgono il secondo.

Si afferma prontamente che la CBT sarebbe “validata” e “raggiungerebbe un livello di istruzione e integrazione nella società nella maggior parte dei casi”. Tuttavia, nelle sue raccomandazioni del 2012, l’Alta Autorità Sanitaria (HAS) osserva che nessun metodo di presa in carico dell’autismo è scientificamente validato. Ne raccomanda tre: il metodo ABA e il Denver Developmental Program, che hanno un grado B di “presunzione scientifica” di efficacia, mentre il programma TEACCH ha un grado C, che si riferisce a “un basso livello di evidenza”(4).

Tuttavia, le raccomandazioni dell’Alta Autorità Sanitaria, secondo il Consiglio di Stato, sono ormai obsolete (5). Lo sono doppiamente: da una parte, perché le valutazioni dei metodi raccomandati nel 2012 si sono poi fortemente ridimensionate; d’altra parte, perché i metodi definiti non consensuali (psicoanalisi e psicoterapia istituzionale), a causa della mancanza di valutazioni, possono ora contare su alcuni studi probanti.

Le ricerche successive alle ultime raccomandazioni della Haute Autorité de Santé convergono nel ritenere che gli studi esistenti a favore dell’efficacia del metodo ABA, il metodo più comune per la carico degli autistici, non riposino che su bassi livelli di evidenza. A tale conclusione è giunta in Inghilterra l’Health and Care Excellence (NICE) (6), confermata nel 2017 da una perizia governativa (7); mentre nel 2012 uno studio esaustivo della letteratura scientifica in lingua inglese dell’Agency for Healthcare Research and Quality porta alla stessa conclusione (8). Ancora più recentemente, il Dipartimento della Difesa degli Stati Uniti ha cercato di valutare l’adeguatezza delle spese consacrate all’ABA. Nel 2019, ha rilevato che per il 76% dei bambini c’è stato un cambiamento minimo o nullo dopo 12 mesi di gestione; mentre il 9% ha avuto un aggravamento dei sintomi (9). Nel 2020, non è stata trovata alcuna correlazione statisticamente significativa tra il numero di ore di ABA effettuate e i risultati ottenuti (9).

Piuttosto rivelatore è stato l’esperimento condotto in Francia, a partire dal 2010, in 28 istituti pilota, che hanno beneficiato di condizioni estremamente favorevoli, dotati di generosi mezzi finanziari, per confermare il risultato ancora citato del 47% di bambini autistici scolarizzati grazie al metodo ABA. Dopo quattro anni di pratica ABA intensiva su 578 bambini autistici, 19 sono usciti dall’“ambiente ordinario”, ovvero il 3,3%. Delusi da questi risultati, le autorità sanitarie hanno cercato di mantenere riservato il rapporto intitolato “Valutazione nazionale delle strutture-sperimentali per l’autismo” (11). Tuttavia, esso mostra che gli studi probanti sul metodo ABA si limitano a quantificare i miglioramenti nella cognizione e in alcuni comportamenti, mascherando che in termini di cambiamenti clinicamente significativi (adattamento, autonomia, socializzazione) le prestazioni sono mediocri.

Inoltre, l’HAS non ha considerato i potenziali effetti negativi del l’ABA. Nel 2018 è stato rilevato che il 46% delle persone autistiche esposte a questo metodo durante l’infanzia presenta un Disturbo Post-Traumatico da Stress in età adulta. Inoltre, lo studio ha rilevato una correlazione statistica positiva tra la gravità dei sintomi e la durata dell’esposizione all’ABA (12). L’HAS trascura i problemi etici inerenti alla pratica dell’ABA, in particolare ciò che molti autistici denunciano (13), ossia la sua violenza intrinseca. Anche dopo aver più o meno abbandonato le punizioni, ne provoca volentieri il ritorno. Una denuncia presentata dal genitore di un bambino autistico trattato presso il Centro Camus di Villeneuve-d’Ascq, sede pilota del metodo ABA, ha ricordato la persistenza di tecniche avversative in alcune istituzioni (14). Ciò è stato confermato dal tribunale nel respingere la causa per diffamazione intentata dal direttore del Centro contro il genitore denunciante (15).

Chi crede che le autorità sanitarie francesi siano favorevoli alla psicoanalisi è senza dubbio poco informato delle azioni degli psicologi contro l’ordinanza del 10 marzo 2021; al contrario, esse tendono ad assecondare le raccomandazioni dell’HAS per la costrizione legale. È stato necessario che la Corte di Cassazione ricordasse nel 2018 che le raccomandazioni “non sono destinate che all’informazione del personale sanitario e pubblico“ e che “non hanno valore obbligatorio” (16). L’obsolescenza nel 2022 delle raccomandazioni sull’autismo del 2012 conferma la saggezza di questa decisione.

Inoltre, un membro vicino al governo ha tentato di interdire la psicoanalisi per gli autistici in nome di queste stesse raccomandazioni, oggi superate. La rappresentanza nazionale non l’ha mai sostenuta in un progetto comunque inapplicabile: l’HAS nota infatti che “la l’HAS rileva che il confine tra parte terapeutica ed educativa è talvolta artificiale e poco chiaro”. Tra le diverse modalità di intervento messe in campo per la gestione dei bambini autistici secondo le prese in carico istituzionali con riferimento analitico non manca mai la scolarizzazione interna o esterna all’istituto; come si può allora valutare in modo rigoroso la parte relativa al riferimento psicoanalitico e quella che fa riferimento al pedagogico? Senza dimenticare quella che deriva da diversi atelier (piscina, equitazione, ecc.) e quella relativa all’applicazione di tecniche riabilitative (logopedia, psicomotricità, ecc.)?

È opportuno ricordarlo: le prese in carico istituzionali di tipo psicoanalitico per gli autistici sono indissociabili da attività pedagogiche ed educative interne o esterne. Esse cercano di favorire l’inserimento sociale dell’alunno, in modo che l’inclusione nell’ambiente scolastico ordinario sia sempre ricercata, quando è possibile, a condizione che non esponga l’alunno a essere abusato dagli altri compagni a causa della sua diversità.

I centri diurni non sono collegi, per cui ovviamente la loro creazione non è basata sul desiderio di separare i bambini autistici dai loro genitori; al contrario assumono il carattere benefico del mantenere il bambino nella sua famiglia, e nella loro pratica associano i genitori alla presa in carico.

Certamente, mezzo secolo fa, Bettelheim sosteneva che i genitori potevano essere la causa dell’autismo dei loro figli, e aveva anche esplicitamente affermato il contrario (17), per cui ognuno può prendere ciò che vuole dal suo lavoro. I detrattori della psicoanalisi dimenticano facilmente che egli non era uno psicoanalista, anche se alcune riviste di psicoanalisi lo hanno accolto all’epoca. Coloro che hanno per la maggior parte forgiato l’apprensione psicoanalitica dell’autismo si sono chiaramente opposti alla colpevolizzazione dei genitori. Malher ha sostenuto che il trattamento dell’autismo deve passare attraverso l’attuazione di un principio materno (18). Tustin insorgeva contro la tesi dei genitori colpevoli. Già nel 1981, ha sottolineato che bisogna stare attenti a non ’mettere sistematicamente in discussione la cura premurosa dei bambini’ (19). Al contrario di certe accuse maliziose, Lacan non si è mai pronunciato sulla questione della causalità dell’autismo. Nell’attuale stato delle conoscenze, questo rimane sfuggente.

Le pratiche di colpevolizzazione dei genitori più comuni oggi sono quelle degli operatori ABA, che sostengono che i progressi insufficienti del bambino sono dovuti alla mancanza di coinvolgimento dei genitori. La toccante testimonianza di Johanne Leduc è edificante a questo proposito (20). Ciò che caratterizza l’attuale psichiatria francese non è affatto il suo asservimento alla psicoanalisi, ma una riduzione dell’orientamento relazionale e (ri)strutturante della cura, a cui si è sostituita la chemioterapia, compreso un forte ritorno della terapia elettroconvulsivante e della generalizzazione delle pratiche di contenzione. Al principio di questa degradazione della pratica psichiatrica si trova la diminuzione del riferimento alla psicoanalisi, la negazione virtuale dello psichismo a vantaggio di tutto ciò che è dell’intero cervello e della medicalizzazione della malattia mentale, che portano a disconoscere qualsiasi conoscenza del paziente rispetto ai suoi disturbi e a trascurare di conseguenza la sua parola. Non è necessario essere uno specialista della storia della psichiatria per fare queste constatazioni. Un magistrato, controllore dei luoghi di privazione della libertà, Adeline Hazan, che si è presa il tempo di indagare sull’esperienza dei caregiver, è in grado di poterlo indicare. “Certi capi servizio direttori di dipartimento hanno proibito la psicoanalisi e la terapia istituzionale”, osserva, ma questi approcci “collocano il caregiver in una relazione di sostegno e non di costrizione con il paziente”, e aggiunge, “bisognerebbe valutare la correlazione tra l’abbandono di queste scuole terapeutiche e il ricorso all’isolamento e alla contenzione”. (21)

Il packing è una pratica marginale, che precede di gran lunga la scoperta della psicoanalisi, per cui i suoi legami con essa sono inconsistenti, senza dubbio per questo in Francia la maggior parte delle istituzioni che si riferiscono alla psicoanalisi non lo praticano. Tuttavia, è dimostrato che, pur non essendo una terapia per l’autismo, può aiutare a calmare alcuni bambini (22).

Il rapporto INSERM sulla psicoterapia (2004) ha suscitato tali critiche metodologiche che il Ministro della Salute, dottor Douste-Blazy, lo ha sconfessato. Le conclusioni sostengono una superiorità della terapia cognitivo-comportamentali rispetto alle terapie psicoanalitiche; inoltre, tutte le analisi precedenti e successive concordano su un altro risultato: l’assenza di differenze significative sull’efficacia terapeutica di tutte le terapie di buona fede, quali che siano i loro riferimenti teorici (23, 24). Tra queste, l’efficacia della psicoanalisi e delle terapie psicodinamiche è ben consolidata (25, 26).

L’obsolescenza delle raccomandazioni dell’HAS promulgate nel 2012 era ancora dovuta alla sua constatazione di una mancanza di studi sugli interventi psicoanalitici con le persone autistiche; ciò ha portato a caratterizzarli come “non consensuali”. La mancanza di consenso si concentra sulla metodologia di valutazione. Gli studi probanti non mancano ma si presentano sotto forma di studi di casi (27). L’approccio psicoanalitico consiste nell’inventare una modalità di presa in carico propria della singolarità di ogni autistico, motivo per cui si presta difficilmente alle valutazioni globalizzanti della evidence-based medicine dell’HAS. Questo metodo di valutazione è stato oggetto di una messa a punto da parte dell’Inserm (2007) (28) e di una sfida importante per la psicologia a livello internazionale, in particolare da parte dell’American Psychological Association (2005) (29).

Tuttavia, dal 2012, diversi studi di approcci psicodinamici all’autismo, riferiti più o meno alla psicoanalisi, hanno cercato di inserirsi in questo schema di valutazione, che è fin dall’inizio piuttosto sfavorevole per loro, in quanto privilegia l’osservazione dei comportamenti, a scapito della considerazione delle mutazioni psichiche. Quattro studi: Thurin (30), Cornet (31), Touati (32), Garret-Cloanec (33) hanno messo in evidenza l’efficacia dei metodi psicodinamici per la presa in carico degli autistici. Ciononostante, come si osserva costantemente per le valutazioni della pratica con persone autistiche, la loro metodologia non permette di raggiungere un livello di valutazione elevato che garantisca una validazione scientifica. Nonostante ciò, sembrano paragonabili ad altri studi che sono stati ritenuti sufficientemente convincenti da ottenere il consenso degli esperti con un debole livello di prova. Il primo tra questi è stato valutato nel 2014 dal KCE (equivalente belga dell’HAS, nelle sue raccomandazioni per l’autismo). Questi studi devono essere confrontati con la mediocrità di quelli con cui l’HAS si è dichiarato soddisfatta nel 2012 riguardo al metodo ABA.

Inoltre, nel 2017, il potenziale euristico dell’approccio psicoanalitico applicato all’autismo è stato evidenziato dal lavoro di ricercatori francesi che hanno permesso di migliorare la diagnosi precoce dell’autismo: hanno validato scientificamente una griglia di screening basata sull’ipotesi di una disfunzione pulsionale percepibile fin dai primi anni di vita. La loro ricerca è riconosciuta a internazionale (34).

La psicoanalisi contemporanea non sostiene di analizzare i conflitti inconsci del soggetto autistico; questo modello derivante dal trattamento dei nevrotici non è appropriato in questi casi. La dottrina psicoanalitica non è rigida: alcuni psicoanalisti cercano di costruire l’immagine del corpo del soggetto autistico (35); altri favoriscono il sostegno degli oggetti autistici e degli interessi specifici (36). L’evoluzione della teoria psicoanalitica ha portato ad affinare le differenze tra autismo e psicosi infantile per non confonderle più (37).

Sul campo, osserviamo empiricamente un certo avvicinamento e uno scambio reciproco tra gli approcci cognitivi e psicoanalitici all’autismo; la cognizione non è tagliata fuori dagli affetti. Il rapporto dell’HAS osserva che nelle pubblicazioni che si riferiscono alle tecniche comportamentali ABA, viene ora raccomandato dagli stessi sostenitori “di essere attenti ai segnali dati dal bambino, di essere ricettivi e reattivi e di partire per quanto possibile dalle attività, dai desideri e dalle intenzioni del-bambino stesso, piuttosto che imporre sistematicamente l’apprendimento di un comportamento deciso senza una precedente osservazione della personalità del bambino” (38). Alcuni sostenitori degli approcci pedagogici strutturati considerano ora appropriato prendere in considerazione e lavorare con i centri di interesse del bambino a cui attribuiscono un intenso investimento emotivo. D’altra parte, sta cambiando anche la riluttanza delle istituzioni orientate dalla psicoanalisi a utilizzare metodi di insegnamento adattati alla cognizione delle persone autistiche: si ricorre sempre più spesso all’uso di pittogrammi, alla strutturazione dell’ambiente e alla pianificazione di attività individualizzate. L’evoluzione in corso nelle istituzioni va verso approcci integrati, più diversificati, che cercano di comprendere le difficoltà delle persone autistiche sia in termini di caratteristiche della loro cognizione che della loro vita affettiva (39). Il dogmatismo oltraggioso di alcuni avversari della psicoanalisi ostacola il dialogo tra i diversi approcci a scapito del miglioramento della presa in carico degli autistici.

Traduzione: Enrico Valtellina

Revisione della traduzione: Roberto Pozzetti

Note

1. Beata Tick, Patrick Bolton, Franscesca Happé, Michael Rutter, Frühling Rijsdijk. Heritability of autism spectrum disorders: a meta-analysis of twin studies. Journal Child Psychology Psychiatry. 2016 May;57(5):585-95. doi: 10.1111/jcpp.12499.

2. Wright J. Early life experiences may shift severity of autism. Spectrum. 17 January 2020.
https://www.spectrumnews.org/conference-news/international-society-autism-research-2019/

3. Ansermet F. Giacobino A. Autisme à chacun son génome. Navarin. 2012.

4. Haute autorité de Santé. (HAS) Agence nationale de l’évaluation et de la qualité des établissements et services sociaux et médico-sociaux (Anesm). Autisme et autres troubles envahissants du développement : interventions éducatives et thérapeutiques coordonnées chez l’enfant et l’adolescent. Recommandations. Mars 2012 , p. 25.

5. Conseil d’État. Décision n° 428284 du 23 décembre 2020. ECLI:FR:CECHR:2020: 428284.20201223.

6. National Institute for Health and Excellence (NICE), UK. (2011). Autism spectrum disorder in under 19s: recognition, referral and diagnosis. Clinical guideline (CG128] https://www.nice.org.uk/guidance/cg128/chapter/Recommendations.

7. Guldberg Karen. Parsons Sarah. (2017) Scientific review of the ‘Benchmarking Autism Services Efficacy’ (BASE) report (2015). http://eprints.soton.ac.uk/id/eprint/417238

8.. Agency for Healthcare Research and Quality (AHRQ). (2014) Therapies for children with autism spectrum disorders: Behavioral Interventions Update. https://effectivehealthcare.ahrq.gov/ topics/autism-update/clinician

9. The Department of Defense Comprehensive Autism. Care Demonstration. Quarterly Report to Congress. Second Quarter, Fiscal Year 2019.

10.The Department of Defense. Comprehensive Autism Care demonstration. Annual Report. 2020.

11. Cekoïa Conseil. Planète publique. Evaluation nationale des structures expérimentales Autisme. Caisse Nationale de Solidarité pour l’Autonomie. Rapport final. Février 2015.

12.Kupferstein H. Evidence of increased PTSD symptoms in autistics exposed to applied behavior analysis. Advances in Autism, 2018, vol 4, issue 1, 19-29. DOI 10.1108/AIA08-2017-0016.

13.Dawson M. The Misbehavior of Behaviorists : Ethical Challenges to the Autism-ABA Industry. 2004. https://www.sentex.ca/~nexus23/naa_aba.html

14.Dufau S. À Lille, le procès d’une méthode de traitement d’enfants autistes. Médiapart. 2 Juillet 2012. www. mediapart.fr

15.Dufau S. Vinca Rivière et l’association Pas à Pas perdent leur procès face à Médiapart. 6 Mars 2015. www.mediapart.fr

16.Cour de cassation. Arrêt du 8 novembre 2018. ECLI:FR:CCASS:2018:C201377.

17.“It is not the maternal attitude that produces autism,” he writes, “but the child’s spontaneous reaction to it.” He adds, “It would be a big mistake to suggest that a parent wants to create something like autism in their child.” (Bettelheim B. La forteresse vide. Gallimard. Paris, 1969, pp.102–103).

« Ce n’est pas l’attitude maternelle qui produit l’autisme, écrit-il, mais la réaction spontanée de l’enfant à cette attitude » ; Il ajoute : « ce serait […] commettre une lourde erreur que de prétendre qu’un parent désire créer, chez son enfant, une chose comme l’autisme » (Bettelheim B. La forteresse vide. Gallimard. Paris. 1969, pp. 102-103).

18.Malher M. Psychose infantile [1968] Payot. Paris. 1973.

19.Tustin F. Les états autistiques chez l’enfant.[1981] Seuil. Paris. 1986, p. 32.

20.Leduc J. La souffrance des envahis. Troubles envahissants du développement et autisme. Beliveau .Québec. Canada. 2012.

21.Hazan A. Contrôleur général des lieux de privation de liberté. Isolement et contention dans les établissements de santé mentale. Dalloz. Paris. 2016, p. 86.

22.Chamak B. Packing : quand des parents témoignent. Neuropsychiatrie de l’enfant et de l’adolescent. Elsevier Masson, 2020, 68, pp. 339 - 346.

10.1016/j.neurenf.2020.08.001. Hal-03493678

23.Maleval J-C. Les étonnantes mystifications de la psychothérapie autoritaire. Navarin. Paris. 2012.

24.Wampold, B. E. et al. In pursuit of truth. A critical examination of meta analyses of cognitive behavior therapy. Psychotherapy Research, 2017, 27 (1), 14-32.

25.Leuzinger-Bohleber M., Stuhr U., Rüger B., Beutel M. How to study the quality of psychoanalytic treatments and their long-term effects on patients well-being : a representative, multi-perspective follow-up study. International Journal of Psychoanalysis, 2003, 84, pp. 263-290.

26.Leichsenring F. Rabung S. Long-term efficacy of psychodynamic psychotherapy. Journal of American Medical Association. 2008, 300 (13), pp. 1551-1565.

27.Bouyssou-Gaucher C. Louange, l’enfant du placard. Psychothérapie psychanalytique d’un enfant autiste. Penta Editions. 2019.

28. Bréchot, C., Danion, J. M., Falissard, B., Widlöcher, D., Thurin, J. M., Cohen, D., Kovess, V. Méthodologie de l’évaluation en psychiatrie et en santé mentale. Colloque Inserm du 30 mai 2007. Pour la Recherche. 2007, 54, 1-12.

29.American Psychological Association. Evidence-based practice in psychology. APA Presidential Task Force on Evidence-Based Practice. Am Psychol, 2006, 61(4), 271-285.

doi:10.1037/0003-066X.61.4.271

30.Thurin J-M. Thurin M. Cohen D. Falissard B. Approches psychothérapeutiques de l’autisme. Résultats préliminaires de 50 études intensives de cas. Neuropsychiatrie de l’enfance et de l’adolescence. 2014 (62), pp. 102-118.

31. Cornet J-P, Vanheule S. Evaluation de la prise en charge institutionnelle d’enfants atteints d’un trouble envahissant du développement. Evolution psychiatrique. 2017, 82, 3, pp. 687-702.

32.Touati. B. Mercier A. Tull L. Autisme : évaluation des diagnostics et des traitements dans un intersecteur de pédopsychiatrie. La psychiatrie de l’enfant. 2016/1 (Vol. 59), pp. 225-290.

33.Garret-Gloanec N. Péré M. Squillante M. Roos-Weil F. Ferrand L. Pernel A-S. Apter G. Evaluation clinique des pratiques intégratives dans les troubles du spectre autistique (EPIGRAM) : méthodologie, population à l’inclusion et satisfaction des familles à 12 mois. Neuropsychiatrie de l’enfance et de l’adolescence. 2021, 69, 1, pp. 20-31.

34.Olliac B, Crespin G, Laznik M-C, Cherif Idrissi El Ganouni O, Sarradet J-L, Bauby C, et al. Infant and dyadic assessment in early community-based screening for autism spectrum disorder with the PREAUT grid. PLoS ONE, 2017, 12 (12): e0188831.

https://doi.org/10.1371/journal. Pone.018883

35.Haag G. Le Moi corporel. Autisme et développement. PUF. Paris. 2018.

36.Laurent E. La bataille de l’autisme. Navarin. Paris. 2012.

37.Maleval J-C. La différence autistique. Presses universitaires de Vincennes. 2021.

38.Haute Autorité de Santé. (HAS). Agence nationale de l’évaluation et de la qualité des établissements et services sociaux et médico-sociaux. (Anesm). Autisme et autres troubles envahissants du développement : interventions éducatives et thérapeutiques coordonnées chez l’enfant et l’adolescent. Recommandations. Mars 2012, p. 49.

39.Landman P. Ribas D. Ce que les psychanalystes apportent aux personnes autistes. Erès. 2021.

Referenti scientifici

Ansermet F. Professeur émérite à l’Université de Genève et de Lausanne, précédemment chef de service de psychiatrie d’enfants et d’adolescents aux Hôpitaux Universitaires de Genève et directeur du Département de psychiatrie de l’Université de Genève. Membre du Comité Consultatif National d’Éthique à Paris (2013-2021), vice-président de la Fondation Agalma à Genève. Auteur de Autisme, à chacun son génome, Navarin, 2012. (en collaboration avec A. Giacobino).

Bonnet F. Professeur à l’Université Rennes 1. Faculté de médecine.

Botbol M. Professeur émérite de Psychiatrie Infanto-Juvénile. Université de Bretagne occidentale.

De Halleux B. Administrateur délégué et ex-directeur thérapeutique de l’Antenne 110. Centre de rééducation recevant des enfants présentant un trouble du spectre autistique (Bruxelles).

Fouchet P. Professeur de psychologie clinique et de psychopathologie à l’Université Libre de Bruxelles, co-auteur du rapport d’expertise rédigé pour le Gouvernement belge sous l’intitulé « Avis du Conseil Supérieur d’Hygiène – Psychothérapies: Définitions, pratiques, conditions d’agrément » (2005) et de ses annexes portant sur « Les psychothérapies d’orientation psychanalytiques: Validation scientifique et efficacité reconnue » (Ph. Fouchet et P. De Neuter, 2005).

Brenner L.S. (Ph.D.) Chercheur à l’Université psychanalytique internationale de Berlin et au Hans Kilian und Lotte Kölher Centrum (KKC) de la Ruhr Universität Bochum (Allemagne). Auteur de The Autistic Subject : On the Threshold of Language (Springer, 2020)

Gintz C. Psychiatre. Mère d’un jeune homme autiste. Secrétaire du RAAHP (Rassemblement pour une Approche des Autismes Humaniste et Plurielle). Grenoble.

Golse B. Professeur émérite de Psychiatrie de l’enfant et de l’adolescent à l’Université ParisCité. Fondateur de l’Institut Contemporain de l’Enfance. Président de l’Association Européenne de Psychopathologie de l’Enfant et de l’Adolescent . Président de la Coordination Internationale entre Psychothérapeutes Psychanalystes s’occupant de personnes autistes et membres associés (CIPPA). Auteur de Mon combat pour les enfants autistes (Odile Jacob, 2013).

Gorini L. Psychiatre. Cheffe de pôle. Psychiatrie infanto-juvénile 93102. EPS de Ville-Evrard.

Grollier M. Professeur de psychologie clinique. Université Rennes 2. Coordinateur du programme Européen IREAMS sur l’Inclusion Raisonnée des Enfants Autistes en Milieu Scolaire. ERASMUS+ (2019-2022) Auteur de Autisme et schizophrénie. Des histoires entremêlées, des réponses variées. (PUR, 2022)

Holvoet D. Directeur du Courtil (Institut Médico-Pédagogique de Leers). Enseignant dans le 3è Cycle de formation en psychothérapie à l’ULB (Bruxelles), Membre du Conseil Fédéral des Soins en Santé Mentale belge.

Laïa S. Professeur à l’Instituto de Psicanalise e Saude Mental de Minas Gerais (Brésil). Auteur de O que é o autismo, hoje ? (2018) (en collaboration avec E. Alvangera).

Landman P. Pédosychiatre. Président du Conseil scientifique d’AEVE. Président de Stop DSM. Co-auteur de Ce que les psychanalystes apportent aux personnes autistes (Erès, 2021).

Langelez K. Coordinatrice clinique des Ateliers du 94. Entreprise de travail adapté. La Louvière. Belgique.

Laurent E. Ancien Président de l’association mondiale de psychanalyse. Auteur de La bataille de l’autisme (Navarin, 2012).

Leguil F. Psychiatre. Ancien praticien hospitalier à l’Hôpital Sainte-Anne (Paris).

Lucchelli J.P. Psychiatre. Médecin chef au Pôle de santé mentale à l’Hôpital du Jura bernois (Suisse). Auteur de Autisme. Quelle place pour la psychanalyse ? (Michelle, 2018)

Maleval J-C. Professeur émérite de psychologie clinique. Université Rennes 2. Auteur de L’autiste et sa voix (Seuil, 2009) et de La différence autistique (PUV, 2021).

Poblome G. Directeur thérapeutique de l’Antenne 110. Centre de rééducation recevant des enfants présentant un trouble du spectre autistique (Bruxelles).

Pozzetti R. Professeur de psychologie. Université de Insubria. Varese. Italy, et LUDeS Campus Lugano. Suisse.

Rabeyron T. Professeur de psychologie clinique à l’Université de Lorraine (Nancy). Directeur du Laboratoire Interpsy. Membre Junior de l’Institut Universitaire de France.

Ruiz Acero I. Coordinateur du centre de recherche sur l’autisme à la Section Clinique de Barcelone de l’Institut du champ freudien. Fondateur de l’association TEAdir de parents de personnes autistes et directeur de ses espaces thérapeutiques. Co-auteur de No Todo sobre el autismo (Gredos, 2013) et compilateur d’Evidencia cientifica y autismo. Una Burbuja de certidumbre (Gredos, 2021).

Rouillon J-P. Directeur de Centre thérapeutique et de Recherche de Nonette. (France).

Svolos T. MD. Professor of Psychiatry. Associate Dean for Strategy and Accreditation.

Creighton University School of Medicine (Omaha, Nebraska, and Phoenix, Arizona, United States of America)

Thurin J-M. Psychiatre. Docteur ès Sciences Cognitives. Chercheur associé CESP/Inserm U 1018,

Equipe psychiatrie du développement. Université Paris-Saclay. Responsable pédagogique D.U.

Psychothérapies : des théories aux partqiues. Coordinateur du Réseau de recherches fondées sur les pratiques psychothérapiques. Fédération française de psychiatrie. Ecole de psychosomatique. Society for Psychothepay research.

Vanderveken Y. Directeur thérapeutique au Courtil (Institut Médico-Pédagogique de Leers). Directeur du Centre d’Etudes et de Recherches sur l’Autisme.

Vanier A. Professeur honoraire à l’Université Paris Cité. Ancien Psychiatre des hôpitaux.

Vanheule S. Professeur de psychologie clinique à l’Université de Gand (Belgique). Auteur d’une étude sur l’évaluation de la prise en charge institutionnelle d’enfants atteints d’un trouble envahissant du développement (Evolution psychiatrique, 2017).

Vidal J-M. Chercheur au CNRS. Auteur de Autismes, une approche anthropologique, la question du tiers. (PUF, 2020).

Vives J-M. Professeur de psychologie clinique et pathologique. Université Côte d’Azur. Nice. Auteur de Autisme et médiation. Bricoler une solution pour chacun. (Arkhé, 2020), (en collaboration avec Orrado I.)

Tendlarz S. Professeure. Chaire de Clinique de l’autisme et psychoses de l’enfance. Faculté de Psychologie. Université de Buenos Aires. Responsable du Département autisme et psychoses de l’enfance. Institut Clinique de Buenos Aires. Professeur de l’UNSAM et de l’UNC. Auteure de Clinique de l’autisme et de la psychose dans l’enfance (Buenos Aires, 2016); Qu’est ce que c’est l’autisme ? Enfance et psychanalyse (Buenos Aires, 2013).

Contatti:

Landman Patrick patrlandm0909 gmail.com

Leguil François fleguil orange.fr

Maleval J-C. jean.claude.maleval gmail.com

I tre estensori de la brochure ringraziano il CERA

(Centres d’études et de Recherches sur l’Autisme) per la sua facilità e supporto logistico.

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